venerdì 5 ottobre 2012

Repetita iuvant. Nelle favole pero'...

Di tanto in tanto, per accompagnare il sonno della giovane prole, prendo un bel librone di storie per la buonanotte, contenente racconti tratti dal folklore mondiale e leggo un'avventura, scelta dopo vari litigi e votazioni.
Per lo più le novelle sono prese da quelle contenute ne "Le mille e una notte" ma simili ispirazioni si ritrovano anche in diverse altre culture.

E' probabile che questo genere di storie sia stato originato da racconti che si facevano tra adulti,contenenti una morale ben precisa e che col tempo si siano plasmate per i più piccoli.
Un po' come le favole dei fratelli Grimm che all'osso non sono poi così tranquille e rilassanti ma contengono situazioni turbolente e angoscianti, spesso irrisolvibili.


Immagine a corredo trovata sul web


Nel libro cui accennavo sopra, queste storie hanno alcuni comuni denominatori che, letti oggi, fanno sorridere ma che probabilmente rispecchiano la realtà di un certo tipo di corti reali, nelle quali si poteva morire per molto poco.

La menomanza.
Ai protagonisti capita di trovare teste mozzate parlanti, animali antropomorfi, esseri imprigionati in oggetti (alzi la mano chi non ha pensato al genio della lampada). Queste figure sono ossessionate dalla vendetta o dal riscatto morale o sociale e per questo aiutano con magie o portenti chi li trova e li accoglie. Spesso i nuovi possessori sono o divengono tiranni a sua volta, presi dalla cupidigia e dai facili guadagni.

La conquista della principessa.
Talvolta un paggio, un militare in pensione o un contadino, ascoltano per caso la conversazione di un esponente della casa reale regnante. La principessa (e spesso le sue sorelle), non riescono a trovare marito. Per questo, rievocando i duelli cortesi, i regali genitori (spesso è presente solo il re vedovo)propongono sfide mortali. I pretendenti che si presentano dovranno assolvere a un compito per meritarsi una sposa di tal lignaggio. Talvolta devono compiere missioni, altre volte sembra di assistere a vetusti "Giochi senz frontiere". Dopo aver sterminato battaglioni di uomini pieni di speranza, se alla fine non si riesce nell'intento, si può perdere (in ordine di importanza): senno, arti, la testa.
La cosa angosciante, è che sono tutti felici e contenti.
Effettivamente, all'epoca della tradizione orale, il politically correct non era ancora diffuso.

Il riscatto del fratello piccolo (alla faccia dei fratelli o del padre debosciato).
Non mi dilungherò su questo aspetto. Citerò solo "Pollicino"; una favola in cui i genitori, siccome non hanno abbastanza da mangiare, pensano giustamente di allontanare i 7 figli per sperderli nel bosco. Siccome ritornano, cosa fare? Organizzare un altro tentativo con un pizzico di furbizia in più.
E' vero che ci sono anche casi in cui un fratello piccolo rimasto orfano, riesce ad affermarsi con un sotterfugio a conquistare la figlia del re (con divertenti commistioni tra questo punto e i precedenti).

Il povero arricchito che abusa del nuovo status e perde tutto (variante: mantiene lo status se si comporta bene)
Solitamente il protagonista di queste storie appartiene alla fascia più povera della popolazione. Visto che l'ISE è un'invenzione recente, ad aiutare la classi disagiate pensa allora la fortuna.
Capita di trovare per strada uno degli articoli citati nel primo punto e usarlo per arricchirsi e trovare riscatto.
Durante questa fase può scattare la cupidigia, l'egoismo. Il disagiato allora passa dall'altra parte della barricata e diviene a sua volta prepotente e indifferente ai problemi altrui.
Assistiamo allora a un ravvedimento, per cui il protagonista capisce lo sbaglio (tornando povero o divenendo benefattore) oppure perde tutto, finendo in una situazione peggiore di quella iniziale.

Ecco.
Non ho così tanta esperienza da poter fare un trattato. Però queste considerazioni vengono in mente durante la lettura.
Tanto più che i bambini di oggi sono svegli e interrompono ogni tre per due per avere spiegazioni sulle continue contraddizioni che oggi certe storie fanno venire loro in mente.

Mi viene da pensare che a livello di trama, assistiamo a racconti piuttosto semplici e assurdi, talvolta totalmente nonsense.
Oggi disponiamo di una vasta letteratura per ragazzi.
Mi chiedo se anche la morale ha seguito l'evoluzione dei più piccoli. Nelle storie citate sopra era piuttosto chiaro cosa doveva affiorare da un secondo livello di lettura. Oggi le avventure sono molto articolate e gli autori tengono la trama sotto tiro per consegnare un lavoro che sia adatto al nostro tempo.
Secondo me, l'articolazione delle storie (che per essere al passo coi tempi hanno ragione di evolversi), rende in qualche caso meno immediata la meta-lettura, consegnando avventure di buon livello e accattivanti ma forse meno immediate e non alla portata di tutti. Anche perchè l'attenzione è tutta concentrata allo svolgimento.

E' chiaro che mi baso sull'esperienza diretta; pronto per essere contraddetto.

Di una cosa sono sicuro: alcuni libri per ragazzi, specialmente quelli che possiedo, dedicati ai classici delle favole, sono spesso raffazzonati, contengono errori ortografici, termini difficili oppure disegni non corrispondenti al testo che viene letto.
Quest'ultimo aspetto, in particolare, distrae il piccolo ascoltatore che si chiede dove sia l'oggetto di quello che sta ascoltando.

Mi è capitato anche di peggio. Parlo di quei libretti dedicati alla fascia di età tra i 2 e i 3 anni.
Ho trovato prodotti di editori sconosciuti che si propongono come educativi ma che in realtà non sono adatti. Lo so perchè ho visionato materiale logopedistico o utilizzato in neuropsichiatria infantile.
Le due branche si assomigliano; pescano da un serbatoio comune che modella i contenuti per la ricettività di quel periodo della vita: uno per scopi educativi e correttivi, l'altro per il divertimento e lo svago.
Sempre secondo la mia esperienza, certe tematiche sono sottovalutate da qualche addetto ai lavori.
Per fortuna, ci sono fior di case editrici competenti e attente al fatto che l'aspetto ludico di un prodotto per piccoli deve per forza essere adatto e che in quel momento della crescita, ogni mattone incrinato  può compromettere l'intera struttura.

3 commenti:

Francesco L. P. 012 ha detto...

Molto interessante.
Io ebbi la fortuna di avere, sin da bambino, una vasta biblioteca cui attingere: della letteratura per ragazzi c'era tutto, alle scuole medie avevo praticamente divorato ogni classico: Ciuffettino, Robinson Crusoe, Pinocchio, le varie fiabe europee, GIanburrasca etc.
Ce ne fossero di padri che leggono ancora ai figli, alla sera. ;-)

Baltorr ha detto...

Bella disamina, Marco.
Mi ci sono ritrovato in molte cose, non ultima quella sul fatto che i bambini di oggi sono molto più "critici" di quanto lo fossimo noi. Il che è sicuramente un bene ma, a mio parere, anche un "male"... crescono troppo in fretta, maledizione, e ti mettono sempre alla prova come genitore!!!:-D

Marco Frosali ha detto...

È' vero. Capita di dover ci sforzare di essere all'altezza. Forse prima era il contrario.